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Report: chi gestisce davvero le case su AirBnb in Italia

Report: chi gestisce davvero le case su AirBnb in Italia
W&B
29 Ottobre 2025

Negli ultimi anni, il mercato degli affitti brevi in Italia è diventato una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire la casa, il turismo e perfino l’economia urbana. A raccontarlo in modo dettagliato è il nuovo rapporto del Future Urban Legacy Lab (FULL) del Politecnico di Torino, che ha analizzato il fenomeno Airbnb dal 2017 al 2024. I dati tracciano una crescita impressionante, segnata da oscillazioni dovute alla pandemia ma culminata, oggi, in un record storico.

Prima di addentrarci nei dettagli di questo importante rapporto è importante chiarire che questo studio è stato condotto estrapolando solo i dati dai database AirDNA, dunque relativi solo alla piattaforma AIRBNB, e che la grande maggioranza delle inserzioni su Airbnb in Italia riguardano interi appartamenti o case, piuttosto che camere condivise o strutture alberghiere vere e proprie. Va tenuto in considerazione però che, pur essendo molto visibili, gli appartamenti in affitto breve tramite Airbnb non costituiscono la maggioranza assoluta dell’ospitalità turistica, soprattutto se si considera l’intero settore alberghiero + ricettivo organizzato. Detto questo, ecco cosa emerge dal rapporto:

Nel 2024 gli alloggi attivi su Airbnb in Italia hanno superato quota 754.000, un aumento del 52% rispetto al 2017. Dopo la brusca frenata del 2020, quando le chiusure dovute al Covid avevano ridotto drasticamente l’offerta, il settore ha ripreso a correre, raggiungendo e superando i livelli pre-pandemici. Anche la domanda è esplosa: le notti prenotate sono passate da 23 milioni nel 2017 a 53 milioni nel 2024, segno di un ritorno del turismo e di una nuova centralità del soggiorno “smart”, flessibile e temporaneo.

Cresce tutto: il numero di ospiti, il giro d’affari e la redditività. Le tariffe medie per notte si attestano intorno ai 167 euro, con un incremento del 50% in sette anni, e il fatturato complessivo generato dal mercato Airbnb in Italia ha toccato gli 8,8 miliardi di euro nel 2024, quasi triplicando rispetto al 2017. Anche i guadagni per singola unità sono aumentati in modo consistente, passando da poco più di 5.000 euro annui a quasi 12.000.

Dietro questi numeri, però, si nasconde una trasformazione profonda nella struttura del mercato. Se da un lato la maggioranza degli host rimane composta da piccoli proprietari che gestiscono una o due abitazioni, l’84% del totale, dall’altro cresce in modo rapido il peso dei grandi operatori, i cosiddetti “large host”. Questi ultimi rappresentano appena l’1,3% degli inserzionisti ma controllano il 25% di tutte le abitazioni presenti sulla piattaforma e incassano da soli il 38% dei ricavi complessivi. In media, ogni grande host gestisce 42 alloggi e ricava quasi 18.000 euro per ciascuno, più del doppio rispetto ai piccoli proprietari.

È un segnale chiaro della progressiva professionalizzazione del settore. Le locazioni brevi non sono più solo una soluzione per arrotondare il reddito familiare, ma un vero e proprio business immobiliare, capace di competere, e spesso superare, la redditività degli affitti residenziali tradizionali. Le città turistiche e i centri d’arte come Roma, Venezia, Firenze e Milano restano le aree più dense di annunci, ma anche regioni come Toscana, Trentino, Lombardia e Puglia mostrano un’elevata concentrazione di ricavi.

La stagione estiva continua a essere il motore principale del mercato, con picchi di occupazione che toccano il 55%, ma la tendenza di fondo è quella di una domanda sempre più continua e diversificata, alimentata non solo dai turisti, ma anche da professionisti in trasferta, studenti e viaggiatori digitali.

Il quadro che emerge è quello di un’Italia dove la casa diventa una risorsa economica in movimento, sospesa tra accoglienza e investimento. Gli affitti brevi si confermano un pilastro dell’economia turistica, ma sollevano anche interrogativi sul futuro del mercato residenziale e sulla possibilità per molti cittadini di trovare casa a lungo termine. In questo scenario, la conoscenza dei numeri, come quelli offerti dal report FULL, è il primo passo per immaginare regole e politiche che bilancino sviluppo economico, sostenibilità urbana e diritto all’abitare.

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