Se c’è una domanda che ogni host si pone, specialmente quando le prenotazioni sembrano rallentare o quando si cerca di ottimizzare la propria strategia di vendita, è sempre la stessa: le persone da quali portali cercano il loro prossimo alloggio? Spesso ci affidiamo al sentito dire o alla percezione comune, convinti che essere presenti su una singola piattaforma sia sufficiente per coprire l’intero mercato. I dati reali raccontano una storia diversa, a volte sorprendente, e analizzare il traffico web di novembre 2025 proveniente dall’Italia ci offre una fotografia nitida di come si muovono i nostri connazionali quando sognano o pianificano il loro prossimo viaggio.
Booking il più cliccato
Partiamo subito sgombrando il campo da ogni dubbio su chi sia il vero re della foresta. Se pensavi che il mercato degli affitti brevi fosse dominato esclusivamente dal colosso di San Francisco, i numeri ci costringono a una riflessione. Booking.com si conferma la piattaforma in assoluto più visitata dagli italiani, con una cifra impressionante che tocca svariati milioni di visite mensili stimati tra i 25 e i 30 milioni. Questo dato ci suggerisce che, per l’utente italiano medio, la distinzione tra hotel e appartamento è sempre più sfumata: si cerca su Booking per abitudine, per comodità e per la vastità dell’offerta. Essere assenti da qui significa, di fatto, essere invisibili per la fetta più grande del mercato domestico.
Airbnb al secondo posto
Subito dietro, ma con un distacco marcato, troviamo Airbnb. Con oltre sei milioni e mezzo di visite registrate a novembre 2025, resta ovviamente un pilastro imprescindibile, il luogo dove si cerca l’esperienza più autentica o la casa vacanza per eccellenza. Airbnb è vitale, ma in Italia non è l’unico punto di accesso al turismo.
I comparatori: Trivago, Expedia e Kayak
Scendendo dal podio dei giganti, incontriamo quel gruppo di siti che potremmo definire gli inseguitori storici. È interessante notare come Trivago, nonostante funzioni principalmente come comparatore, mantenga un traffico molto robusto, superando il milione e settecentomila visite. Questo dimostra che l’italiano ama ancora confrontare i prezzi prima di decidere. Nella stessa fascia di traffico, che oscilla tra il milione e il milione e mezzo di utenti, troviamo colossi istituzionali come Expedia e Kayak. Questi portali, pur essendo generalisti e spesso legati alla vendita di voli o pacchetti, intercettano comunque una domanda turistica significativa che un host attento non dovrebbe trascurare del tutto, specialmente se gestisce strutture in località servite da aeroporti.
B&B.it il primo made in Italy
C’è poi una piacevole sorpresa che riguarda l’orgoglio nazionale e la resilienza dei portali specializzati. Bed-and-breakfast.it si difende egregiamente con quasi seicentomila visite. È un dato rilevante perché, a differenza dei giganti generalisti sopra citati, chi naviga qui ha un intento molto specifico: cerca un’accoglienza familiare e italiana. È la dimostrazione che c’è ancora spazio per le piattaforme verticali se ben posizionate.
Gli altri portali
Analizzando la parte bassa della classifica, i numeri si fanno più sottili e ci aiutano a capire dove forse non vale la pena investire troppe energie se il nostro target è puramente italiano. Holidu, ad esempio, raccoglie circa 370.000 visite, posizionandosi come un attore di nicchia. Ancora più sorprendente, e forse deludente per chi ci ha investito tempo, è la performance di Vrbo. Nonostante sia un gigante a livello globale, in Italia fatica a sfondare, registrando meno di 300.000 visite, un volume di traffico addirittura inferiore a quello di Hometogo.it e poco distante da Casevacanza.it, che si attesta sopra le duecentomila visite. Chiude questa panoramica Bluepillow, che con poco più di centoventimila visite rappresenta una fetta di mercato davvero marginale. Al momento non è stato possibile analizzare Tripadvisor e Agoda.
In conclusione, questa fotografia di fine 2025 con i dati di Similarweb ci lascia un messaggio strategico ben delineato. La visibilità massima si ottiene presidiando i due giganti, Booking e Airbnb, che da soli cannibalizzano la stragrande maggioranza del traffico italiano. Tutto il resto è un “di più” che va valutato attentamente: può essere utile per riempire i buchi di calendario o per intercettare nicchie specifiche, ma non può costituire l’asse portante del business di un host che punta al mercato domestico. Non serve essere ovunque, serve essere dove sono gli ospiti.



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